{"id":1169,"date":"2024-02-16T16:42:23","date_gmt":"2024-02-16T15:42:23","guid":{"rendered":"https:\/\/api5962.fr\/?page_id=1169"},"modified":"2024-02-16T17:28:42","modified_gmt":"2024-02-16T16:28:42","slug":"angolo-della-lettura","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/api5962.fr\/index.php\/angolo-della-lettura\/","title":{"rendered":"Angolo della lettura"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><b>Raccontare una storia \u00e8 come dipingere un\u2019immagine con le parole.<\/b><\/span><\/h4>\n<h1><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1170 aligncenter\" src=\"http:\/\/api5962.fr\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/book-794978_1280.jpg\" alt=\"\" width=\"567\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/api5962.fr\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/book-794978_1280.jpg 1280w, https:\/\/api5962.fr\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/book-794978_1280-300x169.jpg 300w, https:\/\/api5962.fr\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/book-794978_1280-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/api5962.fr\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/book-794978_1280-768x432.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/h1>\n<h5 class=\"page-title archive-title\" style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\">Estratti Romanzi<\/span><\/h5>\n<div class=\"page-subtitle archive-description\">\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff9900;\"><em>A volte decidi di leggere un libro perch\u00e9 la copertina ti attira e altri perch\u00e9 l&#8217;incipit ti prende subito. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Questa sezione racchiude estratti che provengono dai libri che ci sono particolarmente piaciuti e che leggiamo e che possiamo adattare nelle sequenze per i nostri alunni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Estratto 1: L\u2019arrivo in Italia <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Fabio GEDA, Nel mare ci sono i coccodrilli, 2010<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">A Torino, fra carrelli, bagagli e una comitiva di bambini che rientravano da una gita, Payam e io ci siamo riconosicuti a stento: l\u2019ultima volta che ci eravamo visti io avevo nove anni (forse), ora quindici (forse), lui due o tre pi\u00f9 di me, e la nostra lingua ci suonava straniera come non era mai successo, tra noi, durante l\u2019infanzia.<br \/>\n\u00c8 stato Payam ad accompagnarmi all\u2019Ufficio minori stranieri, senza nemmeno darmi il tempo di abituarmi alle forme delle case o al fresco dell\u2019aria (era met\u00e0 settembre). Mi aveva chiesto subito &#8211; sentivo ancora il calore del suo braccio contro il petto \u2013 quali erano le mie intenzioni, perch\u00e9 non potevo stare nell\u2019indecisione a lungo; l\u2019indecisione non \u00e8 sana per chi \u00e8 senza permesso di soggiorno. Ho guardato fuori dalla caffetteria in cui eravamo entrati per un cappuccino \u2013 conosco un posto dove fanno i migliori cappuccini della citt\u00e0, aveva detto \u2013 e ho pensato a quelle due persone, il ragazzo di Venezia e la signora del treno per Torino, che mi erano piaciute tantissimo, entrambe, tanto da desiderare di abitare nello stesso paese in cui abitavano loro. Se tutti gli italiani sono cos\u00ec, ho pensato, questo \u00e8 un posto in cui potrei anche fermarmi. Ero stanco, a dire il vero. Stanco di essere sempre in viaggio.<br \/>\nCos\u00ec ho detto a Payam: voglio restare in Italia. E lui ha detto: Va bene. Ha sorriso, ha pagato il cappuccino salutando il barista, che, a quanto pare, conosceva, e ci siamo diretti a piedi all\u2019Ufficio minori stranieri. Il sole stava tramontando e c&#8217;era un vento forte che spazzava le strade. Quando siamo arrivati era tardi e l&#8217;Ufficio stava chiudendo. Payam ha parlato al posto mio, e quando la signora gli ha spiegato che non avevano posto per me da nessuna parte, in nessuna comunit\u00e0 o altro, e che per una settimana avrei dovuto arrangiarmi, ha chiesto alla signora di attendere un attimo, si \u00e8 voltato e mi ha ripetuto ogni parola. Abbiamo ringraziato e siamo usciti.<br \/>\nAnche lui viveva in una comunit\u00e0. Non poteva ospitarmi. Posso dormire in un parco, ho detto. Non voglio che tu dorma in un parco, Enaiat. Ho un amico in un paese fuori Torino, gli chieder\u00f2 di ospitarti. Cos\u00ec Payam ha chiamato questo suo amico, che ha subito accettato. Insieme siamo andati alla stazione dei pullman e Payam mi ha detto che non dovevo scendere finch\u00e9 non avessi visto qualcuno sporgersi e dirmi di seguirlo. Ho fatto cos\u00ec. Dopo un&#8217;ora di viaggio, a una fermata, sulla porta \u00e8 apparsa la testa di un ragazzo afghano, mi ha fatto segno con la mano che ero arrivato. Sono andato a casa sua, s\u00ec, ma dopo tre giorni &#8211; non so bene cos&#8217;era successo &#8211; se n&#8217;\u00e8 uscito che gli spiaceva, che era triste eccetera, ma che non poteva pi\u00f9 ospitarmi. Ha detto che ero un clandestino, anche se mi ero consegnato all&#8217;Ufficio minori di mia spontanea volont\u00e0, e se la polizia mi trovava a casa sua rischiava di perdere i documenti.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Estratto 2: Viki scopre Milano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Fabrizio GATTI, Viki che voleva andare a scuola, 2003<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I treni del metr\u00f2 sono diversi da quelli che vanno da Bari a Milano. Sono pi\u00f9 piccoli, pi\u00f9 affollati pi\u00f9 rumorosi. E soprattutto si fermano a tutte le stazioni. La gente di Milano sta quasi sempre in piedi, appiccicata 1 schiena contro schiena. Molti sono sudati e qualcuno puzza.<br \/>\nPap\u00e0 ci fa scendere alla fermata Duomo.<br \/>\nSaliamo i gradini della stazione sotterranea e in cielo appare una statua. Poi un&#8217;intera fila di statue. Una foresta di torri. La sagoma di un tetto. Otto finestroni, una facciata bianca macchiata di grigio. Un grande portone. Altri quattro portoni ai suoi fianchi. Un piazzale pi\u00f9 grande di un campo di calcio. Centinaia di persone ovunque. Il piazzale si allarga davanti a noi a destra, a sinistra, perfino alle nostre spalle. Le statue stanno in punta di piedi su quelle strane torri altissime e sembra che debbano cadere da un momento all&amp;#39;altro per la stanchezza. La pi\u00f9 grande di tutte splende nel cielo come se fosse d\u2019oro. \u201cViki ma questo \u00e8 un castello grandissimo\u201d esclama stupita Brunilda. \u201cBrunilda, non \u00e8 un castello. \u00c8 il Duomo\u201d spiega pap\u00e0. \u201cQuesta \u00e8 la pi\u00f9 grande chiesa di Milano. E quella lass\u00f9 \u00e8 la statua della Madonnina tutta ricoperta d&#8217;oro.\u201d<br \/>\nAnche qui, come davanti alla stazione, bisogna alzare il mento il pi\u00f9 possibile e fare qualche passo indietro per riuscire a vedere cos\u00ec in alto. \u201cAndiamo a dire una preghiera?\u201d chiede la mamma. \u201cAndiamo\u201d risponde pap\u00e0 e ci prende per mano. Brunilda \u00e8 la prima ad arrivare al portone.<br \/>\n\u201c\u00c8 chiuso\u201d sussurra.<br \/>\n\u201cGi\u00e0, sono chiuse le porte laterali\u201d osserva pap\u00e0.<br \/>\n\u201cChiuse?\u201d si meraviglia la mamma. \u201cMa la casa di Dio non pu\u00f2 essere chiusa.\u201d<br \/>\n\u201cEh no. \u00c8 proprio chiuso\u201d dice pap\u00e0 dopo aver dato una spinta al portone.<br \/>\n\u201cMa in Albania le chiese sono aperte giorno e notte. Com\u2019\u00e8 possibile che in Italia,<br \/>\nl&#8217;Italia del Papa, chiudano di sera?\u201d domanda la mamma.<br \/>\n\u201cAndiamo, bambini\u201d dice pap\u00e0 e ci riprende per mano. \u201cMara, qui ci sono quadri,<br \/>\nstatue. La Madonnina sul tetto \u00e8 tutta d&amp;#39;oro. \u00c8 normale che chiudano di notte.\u201d<br \/>\n\u201cMa la casa di Dio dovrebbe essere sempre aperta. Vuoi dire che chiudono le chiese perch\u00e9 sono troppo ricchi?\u201d domanda la mamma.<br \/>\n\u201cRicchi chi?\u201d chiede pap\u00e0.<br \/>\n\u201cNon so, i preti\u201d dice la mamma delusa.<br \/>\nSono tutti grandi, gli abitanti di Milano. Di bambini soli non se ne vedono in giro. E i pochi che passano, sono sempre con persone grandi. Gli altri bimbi camminano come noi, tenuti per mano. Oppure sono in braccio a qualcuno o, i pi\u00f9<br \/>\nfortunati, seduti su seggiolini di tela con quattro ruote e due manici di ombrello per spingerli.<br \/>\n\u201cPap\u00e0, ma c&#8217;\u00e8 ancora tanto da camminare?\u201d\u201cNo, Viki, adesso prendiamo il tram, che \u00e8 come un treno \u2026\u201d<br \/>\n\u201cAndiamo ancora sottoterra?\u201d<br \/>\n\u201cNo, Viki, il tram va sulla strada, tra le macchine.\u201d<br \/>\n\u201cA quest&#8217;ora Lezhe \u00e8 ancora piena di bambini. Poco prima di cena, sono tutti fuori a giocare. Qui adesso siamo proprio gli unici bambini della strada.\u201d<br \/>\n\u201cCorso di Porta Romana.\u201d<br \/>\n\u201cCosa, Viki?\u201d chiede Brunilda.<br \/>\n\u201cCorso di Porta Romana. \u00c8 scritto l\u00e0 sul muro.\u201d<br \/>\n\u201cBravo Viki, leggi come un italiano\u201d dice pap\u00e0.<br \/>\n\u201cAdesso prendiamo il tram numero 24.\u201d<br \/>\nIl primo tram si presenta alle nostre spalle con il fracasso di un cataclisma.<br \/>\nFerraglie che stridono. Ruote che si contorcono. Scintille azzurre dal cielo. Trema perfino il marciapiede. Brunilda per lo spavento si attacca alle gambe della mamma.<br \/>\n\u201cNon \u00e8 questo\u201d dice pap\u00e0. [\u2026]<br \/>\nPap\u00e0 e la mamma non smettono di parlare. Hanno un anno e mezzo di vita da raccontarsi nel lento movimento del tram verso la periferia riescono s\u00ec o no a sistemare la prima settimana.<br \/>\n\u201cPap\u00e0, perch\u00e9 le signore quando passano vicino a noi tengono la borsa pi\u00f9 stretta o la mettono sull&#8217;;altro braccio?\u201d chiede Brunilda.<br \/>\n\u201cCome?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d insiste Brunilda, \u201cquasi tutte le signore, quando sono vicino a noi stringono la borsa come se avessero paura.\u201d<br \/>\n\u201cNon so, non ho visto\u201d risponde pap\u00e0.<br \/>\nIl tram si ferma, apre tutte le porte e tutti i passeggeri scendono. La mamma dice che ci sono altri albanesi. Pi\u00f9 un uomo nero o due con la faccia rotonda e gli occhi sottili.<br \/>\n\u201cAdesso dobbiamo camminare ancora un po'&#8221;dice pap\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Estratto 3 : TABUCCHI, Sostiene Pereira, Feltrinelli, Milano 1994<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Pereira sostiene che la citt\u00e0 sembrava in mano alla polizia, quella sera. Ne trov\u00f2 dappertutto. Prese un taxi fino al Terreiro do Pa\u00e7o e sotto i portici c\u2019erano camionette e agenti con i moschetti. [&#8230;] Questa volta dovette passare di fronte ai drappelli, e questo gli procur\u00f2 un leggero malessere.<br \/>\nPassando sent\u00ec un ufficiale che diceva ai soldati: e ricordatevi ragazzi che i sovversivi sono sempre in agguato, \u00e8 bene stare con gli occhi aperti. Pereira si guard\u00f2 intorno, come se quel consiglio fosse stato dato a lui, e non gli parve che bisognasse stare con gli occhi aperti. L\u2019Avenida da Liberdade era<br \/>\ntranquilla, il chiosco dei gelati era aperto e c\u2019erano delle persone ai tavolini che prendevano il fresco. Lui si mise a passeggiare tranquillamente sul marciapiede centrale e a quel punto, sostiene, cominci\u00f2 a sentire la musica.<br \/>\nEra una musica dolce e malinconica, di chitarre di Coimbra e trov\u00f2 strana quella coniugazione, di musica e polizia. Pens\u00f2 che venisse da Pra\u00e7a da Alegria e infatti cos\u00ec era, perch\u00e9 man mano che si avvicinava la musica aumentava di intensit\u00e0. Non sembrava proprio una piazza da citt\u00e0 in stato d\u2019assedio, sostiene Pereira, perch\u00e9 non vide polizia [&#8230;]. Poi vide uno striscione di stoffa teso da un albero all\u2019altro della piazza dove c\u2019era un\u2019enorme scritta: Onore a Francisco Franco. E sotto, in lettere pi\u00f9 piccole: Onore ai militari portoghesi in Spagna. Sostiene Pereira che solo in quel momento cap\u00ec che quella era una festa salazarista, e per questo non aveva bisogno di essere presidiata dalla polizia. [&#8230;] Pens\u00f2 che forse Monteiro Rossi era uno dei loro, pens\u00f2 al carrettiere alentejano che aveva macchiato di sangue i suoi meloni 1 , pens\u00f2 a quello che avrebbe detto padre Ant\u00f3nio se lo avesse visto in quel luogo. Pens\u00f2 a tutto questo e si sedette sulla panchina dove sonnecchiava la guardia notturna, e si lasci\u00f2 andare ai suoi pensieri. O meglio, si lasci\u00f2 andare alla musica, perch\u00e9 la musica, nonostante tutto, gli piaceva.<br \/>\n[&#8230;] E poi pens\u00f2 a altre cose della sua vita ma queste Pereira non vuole riferirle, perch\u00e9 sostiene che sono sue e solo se e che non aggiungono niente a quella sera e a quella festa in cui era capitato suo malgrado. E poi, sostiene Pereira, a un certo punto vide alzarsi da un tavolino un giovane alto e snello<br \/>\ncon una camicia chiara che and\u00f2 a mettersi fra i due vecchietti musicanti. E, chiss\u00e0 perch\u00e9, sent\u00ec una fitta al cuore, forse perch\u00e9 gli sembr\u00f2 di riconoscersi in quel giovanotto, gli sembr\u00f2 di ritrovare se stesso dei tempi di Coimbra 2, perch\u00e9 in qualche modo gli assomigliava, non nei tratti, ma nella maniera di muoversi, e un po\u2019 nei capelli, che gli cadevano a ciocca sulla fronte. E il giovane cominci\u00f2 a cantare una canzone italiana, O sole mio [&#8230;], e tutto gli parve bello, la sua vita passata di cui non vuole parlare, Lisbona, la volta del cielo che si vedeva sopra le lampadine colorate, e sent\u00ec una grande nostalgia,<br \/>\nma non vuole dire per che cosa, Pereira. Comunque cap\u00ec che quel giovanotto che cantava era la persona con la quale aveva parlato al telefono nel pomeriggio, cos\u00ec quando costui ebbe finito di cantare, Pereira si alz\u00f2 dalla panchina, perch\u00e9 la curiosit\u00e0 era pi\u00f9 forte delle sue riserve, si diresse al tavolino e disse al giovanotto: il Signor Monteiro Rossi, immagino. [&#8230;]<br \/>\nSostiene Pereira che si accomod\u00f2 al tavolino sentendosi imbarazzato. Pens\u00f2 fra s\u00e9 che quello non era il suo posto, che era assurdo incontrare uno sconosciuto a quella festa nazionalista, che padre Ant\u00f3nio non avrebbe approvato il suo comportamento [&#8230;] E fu tutto questo che pensava che gli dette il coraggio di fare una domanda diretta, tanto per aprire la conversazione e senza pensarci pi\u00f9 di troppo chiese a Monteiro Rossi: questa \u00e8 una festa della giovent\u00f9 salazarista, lei \u00e8 della giovent\u00f9 salazarista? Monteiro Rossi si ravvi\u00f2 la ciocca di capelli che gli cadeva sulla fronte e rispose: io sono laureato in filosofia, mi interesso di filosofia e di letteratura, ma questo cosa c\u2019entra con il \u201cLisboa\u201d? C\u2019entra, sostiene di aver detto Pereira, perch\u00e9 noi facciamo un giornale libero e indipendente, e non ci vogliamo mettere in politica. [&#8230;] E sorseggiando la sua limonata chiese a bassa voce, come se qualcuno potesse udirlo e censurarlo: ma a lei, scusi, ecco, vorrei chiedere questo, a lei interessa la morte?<br \/>\nMonteiro Rossi fece un largo sorriso, e questo lo imbarazzo, sostiene Pereira. Ma che dice dottor Pereira, esclam\u00f2 Monteiro Rossi a voce alta, a me interessa la vita. E poi continu\u00f2 a voce pi\u00f9 bassa: senta, dottor Pereira, di morte sono stufo, due anni fa \u00e8 morta mia madre, che era portoghese e che faceva l\u2019insegnante [&#8230;] l\u2019anno scorso \u00e8 morto mio padre, che era italiano [&#8230;] ho ancora una nonna che vive in Italia, ma non la vedo da quando avevo dodici anni e non ho voglia di andare in Italia, mi pare che la situazione sia ancora peggio della nostra, di morte sono stufo, dottor Pereira, scusi se sono<br \/>\nfranco con lei, ma poi perch\u00e9 questa domanda? [&#8230;] [Pereira spiega a Rossi che al giornale stanno cercando qualcuno che scriva i necrologi degli scrittori]. Monteiro Rossi si ravvi\u00f2 la ciocca dei capelli che gli cadeva sulla fronte e disse: dottor Pereira, io parlo bene le lingue e conosco gli scrittori<br \/>\ndella nostra epoca; a me piace la vita, ma se lei vuole che parli della morte e mi paga, cos\u00ec come mi hanno pagato stasera per cantare una canzone napoletana, io posso farlo, e per dopodomani le scrivo un elogio funebre di Garc\u00eda Lorca, che ne dice di Garc\u00eda Lorca?, in fondo ha inventano<br \/>\nl\u2019avanguardia spagnola, cos\u00ec come il nostro Pessoa ha inventato il modernismo portoghese, e poi \u00e8 un artista completo, si \u00e8 occupato di poesia, di musica, di pittura. Pereira sostiene di aver risposto che Garc\u00eda Lorca non gli sembrava il personaggio ideale, comunque si poteva tentare, purch\u00e9 se ne<br \/>\nparlasse con misura e cautela, facendo riferimento esclusivamente alla sua figura di artista e senza toccare altri aspetti che potevano essere delicati, data la situazione. E allora con la maggior naturalezza possibile, Monteiro Rossi gli disse, senta, scusi se glielo dico, io le faccio l\u2019elogio funebre di Garc\u00eda Lorca, ma lei non mi potrebbe anticipare qualcosa?, ho bisogno di comprarmi dei pantaloni nuovi, questi sono tutti macchiati, e domani devo uscire con una ragazza che mi viene ora a cercare e che ho conosciuto all\u2019universit\u00e0, \u00e8 una mia compagna e mi piace molto, vorrei portarla al cinema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"page-subtitle archive-description\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Estratto 4 : La Traduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Antonio TABUCCHI, I volatili del beato Angelico, 1987, Sellerio Editore<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00c8 una splendida giornata, puoi starne certo, anzi, direi che \u00e8 estate, \u00e8 impossibile non riconoscere l\u2019estate, lascia che te lo dica, io me ne intendo. Vuoi sapere da cosa lo deduco, oh, beh, \u00e8 facilissimo, come dire? basta guardare quel giallo. Come sarebbe a dire? Dunque, stammi bene a sentire, hai presente il giallo? S\u00ec, il giallo, e quando dico il giallo intendo proprio il giallo, che non \u00e8 il rosso o il bianco, ma proprio il giallo, esattamente giallo. Il giallo, quello l\u00e0 a destra, quella macchia a stella di giallo che si espande sulla campagna come se fosse una foglia, un bagliore, insomma qualcosa di questo tipo, dell\u2019erba seccata dalla calura, mi faccio capire?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Quella casa pare proprio che stia sopra il giallo, che sia retta dal giallo. \u00c8 strano che se ne veda poca, solo un pezzo, mi piacerebbe saperne di pi\u00f9, chiss\u00e0 chi ci abita, magari la signora che sta attraversando il ponticello. Sarebbe interessante sapere dove sta andando, pu\u00f2 darsi che stia seguendo la carrozzella, forse il barboncino che si vede vicino ai due pioppi del fondo, dalla parte sinistra. Potrebbe essere vedova, dato che \u00e8 vestita di nero. E poi ha anche un ombrello nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Comunque quello le serve per ripararsi dal sole, perch\u00e9 ti ripeto che \u00e8 estate, non ci sono dubbi. Ma ora vorrei parlare di quel ponte, anzi, chiamiamolo ponticello, \u00e8 cos\u00ec grazioso, tutto fatto di mattoni, avanza con le fondamenta fino a met\u00e0 del canale. Sai cosa ti dico? Che la sua grazia consiste in quel<br \/>\nmarchingegno di legno e corde che lo copre come l\u2019armatura di una pensilina. Sembra un giocattolo per un bambino intelligente, hai presente quei bambini che sembrano degli ometti e che giocano sempre con i meccani o cose del genere, una volta se ne vedeva nelle case perbene, ora forse un po\u2019<br \/>\nmeno, comunque hai capito. Ma \u00e8 tutta un\u2019illusione, perch\u00e9 quel grazioso ponticello che apparentemente ruota con cortesia per lasciar passare i barconi nel canale, secondo me \u00e8 una trappola bella e buona. La vecchia signora non lo sa, poverina, nemmeno se lo immagina, ma ora muover\u00e0 un altro passo e sar\u00e0 un passo fatale, credi a me, sicuramente metter\u00e0 il piede su un perfido meccanismo, ci sar\u00e0 un clic inavvertibile, le corde si renderanno, le assi sospese a leva si stringeranno come mandibole e lei rester\u00e0 l\u00ec dentro come un topo, nella migliore delle ipotesi, perch\u00e9 nella peggiore tutte le sbarre che uniscono le assi, quelle pale un po\u2019 sinistre, se ci pensi bene, scatteranno per combaciare con esattezza millimetrica e lei, zacchete, rester\u00e0 schiacciata come una frittella. Il vetturale non se ne accorger\u00e0 neppure, magari \u00e8 anche sordo, e poi quella signora non gli interessa niente, credi a me, lui ha altro a cui pensare, se \u00e8 un contadino penser\u00e0 alle vigne, i contadini pensano solo alla terra, sono abbastanza egoisti, per loro il mondo finisce col campicello; se \u00e8 un veterinario, perch\u00e9 potrebbe anche essere un veterinario, sta pensando a qualche vacca malata nella fattoria che deve trovarsi l\u00e0 in fondo, anche se non si vede, le vacche sono pi\u00f9 importanti delle persone per i veterinari, ognuno fa il suo mestiere a questo mondo, cosa ci vuoi fare, e gli altri che si arrangino.<br \/>\nMi dispiace che tu non abbia ancora capito, ma se ti sforzi sono certo che ci arriverai, tu sei una persona intelligente, non ci vuole poi molto a indovinare, o meglio, forse ci vuole un po\u2019, ma mi sembra di averti dato sufficienti informazioni; ti ripeto, probabilmente devi solo collegare gli elementi che ti ho fornito, ad ogni modo guarda, il museo sta per chiudere, vedo il guardiano che ci sta facendo dei cenni, questi guardiani non li sopporto, hanno sempre una spocchia che non ti dico, ma semmai torniamo domani, tanto anche tu non \u00e8 che abbia troppe cose da fare, no?, e poi l&#8217;impressionismo \u00e8 affascinante, ah, questi impressionisti, cos\u00ec pieni di luce, di colore, dai loro quadri viene quasi un profumo di lavanda, eh s\u00ec, la Provenza&#8230; Io ho sempre avuto un debole per questi paesaggi, non ti dimenticare il bastone, senn\u00f2 poi qualche automobile ti investe, l\u2019hai appoggiato qui a destra, un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0, a destra, ci sei quasi, ricordati, a tre passi sulla nostra sinistra c\u2019\u00e8 un gradino.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Estratto 5&nbsp; : Come un respiro, Ferzan Ozpetek<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u00c8 una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d\u2019abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">L\u2019arrosto \u00e8 quasi pronto. L\u2019aroma \u00e8 delizioso. Anche le verdure gratinate hanno un profumo invitante. Il grande orologio appeso accanto al frigorifero segna le undici e mezzo. Tra un\u2019ora arriveranno gli ospiti, se cos\u00ec si possono chiamare gli amici di una vita: Giulio ed Elena, e Annamaria e Leonardo, che presto avranno un bambino. Mentre si gira verso il frigorifero, Sergio guarda di sfuggita la propria immagine riflessa nella finestra della cucina e per un attimo se ne compiace. \u00c8 un bell\u2019uomo, e sa di esserlo. Moro, capelli ricci e occhi castani, la fronte spaziosa, le labbra sensuali, a trentaquattro anni ha un fisico asciutto e muscoloso, senza per\u00f2 gli eccessi di chi \u00e8 schiavo della palestra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Alle sue spalle Giovanna si muove efficiente intorno al grande tavolo della cucina. Sono sposati da due anni, ma stanno insieme da dodici, e Sergio la conosce talmente bene che pu\u00f2 indovinare cosa stia facendo anche a occhi chiusi. Ma sar\u00e0 poi cos\u00ec? Bastano dodici anni per conoscersi davvero? Si volta. Giovanna, in tuta, sta apparecchiando la tavola per sei, con la concentrazione di un architetto che dispone le fondamenta di un palazzo, gli occhi azzurri assorti e pensosi. I corti capelli biondi un po\u2019 arruffati le danno ancora l\u2019aria della ragazzina che aveva abbordato nel bar dell\u2019universit\u00e0, eppure hanno pi\u00f9 o meno la stessa et\u00e0. Come i loro amici, appartengono alla generazione che ha da poco superato i trenta. Sergio sorride tra s\u00e9: sa leggere sua moglie come un libro aperto. Solida, precisa, efficiente e affidabile. Se c\u2019\u00e8 qualcosa di cui non \u00e8 dotata \u00e8 l\u2019imprevedibilit\u00e0. E lui la ama per questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Solida come quel loro appartamento al Testaccio, all\u2019interno di un fascinoso palazzo dei primi del Novecento, che hanno comprato nemmeno due anni fa, ma \u00e8 come se ci stessero da sempre, perch\u00e9 rispecchia esattamente i loro gusti. Due grandi ambienti luminosi, la zona notte con la camera da letto, la cabina armadio e il bagno, e quella giorno con il salotto e attiguo studio e, soprattutto, un\u2019accogliente cucina dove ricevere gli amici a pranzo la domenica, una consuetudine inaugurata anni prima e che nel tempo \u00e8 diventata un rito irrinunciabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Sergio ama cucinare per gli amici. Durante la settimana \u00e8 sempre di corsa, fra il tribunale e il suo studio di avvocato. Si occupa di diritto societario, ha a che fare con clienti danarosi, cause milionarie. Certo guadagna bene, ma il lavoro \u00e8 stressante. Cos\u00ec, far da mangiare \u00e8 il suo modo di rilassarsi. Da buongustaio qual \u00e8, nella vasta cucina superaccessoriata, piena di barattoli, spezie e piante aromatiche in vaso, si diverte a sperimentare nuove ricette. \u00c8 l\u00ec, in cucina, che lui e Giovanna accolgono gli ospiti per il pranzo, seduti intorno al grande tavolo di legno scurito dall\u2019uso, sistemato proprio al centro. Perch\u00e9 \u00e8 la stanza che entrambi amano di pi\u00f9. Dove ogni arredo, mobile e suppellettile \u00e8 stato scelto con una cura speciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Giovanna non ama le tovaglie, preferisce apparecchiare direttamente sul tavolo. Dopo aver distribuito i piatti e le posate, porta in tavola i bicchieri. Li dispone, fa un passo indietro e osserva l\u2019effetto finale con occhio critico, come un artista che valuti il proprio dipinto al termine del lavoro. Sergio la osserva con la coda dell\u2019occhio. \u00c8 una perfezionista in ogni cosa che fa. Ora Giovanna sta prendendo dal frigo dei fiori di zucca e li mescola a un mazzo di peperoncini, poi aggiunge due melanzane baby. Recupera da un armadio una ciotola di ceramica bianca e vi dispone soddisfatta la composizione: sar\u00e0 un centrotavola perfetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raccontare una storia \u00e8 come dipingere un\u2019immagine con le parole. 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